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Pubblicato il 1 ottobre 2026

Newsletter per l'anniversario: 30 anni di servizio civile

30 anni di servizio civile

Messaggio del Presidente della Confederazione Guy Parmelin

Esattamente 30 anni fa entrava in vigore la legge sul servizio civile. La Svizzera ha così ottenuto, per la prima volta, una base legale per un servizio civile sostitutivo destinato a tutte le persone con un conflitto di coscienza nei confronti del servizio militare. Prima di allora, chi si rifiutava di prestare servizio militare rischiava condanne penali e pene detentive.

L’esecuzione del servizio civile non va da sé. Il mio ringraziamento è rivolto agli oltre 4 200 istituti di impiego in Svizzera, agli enti che organizzano i corsi presso il Centro di formazione di Schwarzsee e a tutti i collaboratori dell’Ufficio federale del servizio civile. Ognuno di loro fornisce un contributo essenziale e rende possibile il servizio civile sostitutivo. Prendo inoltre atto con soddisfazione che il 98 per cento delle persone soggette al servizio civile abbia effettivamente prestato, al momento del licenziamento, tutti i giorni di servizio impartiti.

Attualmente sono in corso, non solo in Svizzera ma anche in altri Stati europei, discussioni sul servizio militare, sul servizio civile sostitutivo e sull’impostazione a lungo termine del sistema dell’obbligo di prestare servizio. In questa newsletter celebrativa gettiamo quindi uno sguardo oltre confine: in Germania si dibatte sulla reintroduzione dell’obbligo militare e, di conseguenza, anche del servizio civile. In Austria si sta vagliano un prolungamento del servizio civile da nove a undici mesi, mentre la Finlandia valuta come integrare maggiormente il servizio civile sostitutivo nella prevenzione delle crisi a livello nazionale.

Una cosa è certa: tutti i Paesi sono convinti che, per quanto riguarda il servizio militare obbligatorio, sia necessaria una soluzione per le persone con un conflitto di coscienza, ed è proprio per questo che 30 anni fa in Svizzera è stato istituito il servizio civile.

Vi auguro una lettura interessante di questa newsletter celebrativa.


Guy Parmelin

Presidente della Confederazione e capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR)

Christoph Hartmann sui 30 anni del servizio civile

Il direttore dell’Ufficio federale del servizio civile CIVI ripercorre l’evoluzione del servizio civile e illustra le sfide attuali.

Il servizio civile nel confronto europeo

La Svizzera, l’Austria e la Finlandia prevedono un servizio civile sostitutivo per le persone che, per motivi di coscienza, non possono prestare il servizio militare. Nel nostro Paese il servizio civile dura 1,5 volte di più del servizio militare, in Austria almeno nove mesi e in Finlandia 347 giorni. In Austria l’esecuzione del servizio civile compete alla Zivildienstserviceagentur (in tedesco), che opera sotto la guida della ministra federale per l’Europa, l’integrazione e la famiglia. In Finlandia, il servizio civile è di competenza del Non-Military Service Centre (in inglese), un’unità del Centro statale KEHA (in finlandese).

In Germania, l’obbligo di leva è stato sospeso nel 2011. Di conseguenza, è stato soppresso anche il servizio civile. Prima della sospensione dell’obbligo militare, ogni anno prestavano servizio civile oltre 80 000 persone. Alla luce della mutata situazione in materia di politica di sicurezza, è stato rilanciato il dibattito sul servizio militare, sull’obbligo di prestare servizio e su un possibile servizio civile.

Qui di seguito viene fornita una panoramica del servizio civile in Svizzera, Austria e Finlandia:

Esecuzione: differenze e punti in comune

La Svizzera collabora strettamente con istituti d’impiego di diritto pubblico o privato. Il civilista e l’istituto concordano l’impiego, mentre l’Ufficio federale del servizio civile esamina la convenzione ed emana una convocazione vincolante. Questo rapporto triangolare tra civilista, istituto d’impiego e Confederazione è un elemento distintivo del sistema svizzero. La Finlandia e l’Austria funzionano in modo simile: in Finlandia, le persone che devono prestare servizio civile cercano in genere autonomamente il proprio posto di impiego; l’assegnazione avviene tramite il Non-Military Service Centre.

Il responsabile del servizio civile finlandese, Mikko Reijonen, spiega in un video il processo che va dalla domanda all’ammissione fino all’impiego:

In Austria le persone soggette al servizio civile possono indicare le loro preferenze in materia di assegnazione e candidarsi presso un istituto. Tuttavia, non sussiste alcun diritto all’assegnazione desiderata.

A differenza della Svizzera, dove gli impieghi sono prevalentemente nell’ambito dei servizi sociali (50,4 %), in Austria i civilisti svolgono la maggior parte dei loro impieghi nei servizi di soccorso (39 %).

Sfide diverse

I Paesi presi in rassegna sono confrontati a sfide diverse: mentre in Svizzera l’accento è posto, a livello politico, sulla riduzione del numero di domande d’ammissione al servizio civile mediante sei misure (votazione giugno 2026), sull’assegnazione degli impieghi ai civilisti in organizzazioni della protezione civile che registrano una carenza persistente di effettivi (da gennaio 2027) e sulle ulteriori modifiche di ordinanza (da gennaio 2027), l’Austria sottolinea l’importanza del servizio civile come «colonna portante» di un sistema sanitario e sociale da potenziare.

«L'evoluzione demografica rappresenta la sfida più grande»

Claudia Bauer, ministra austriaca per l’Europa, l’integrazione e la famiglia: in Austria si sta attualmente discutendo del prolungamento del servizio civile da nove a undici mesi. Quali sono i motivi alla base di un simile prolungamento?

Il servizio civile è una colonna portante del sistema sanitario e sociale austriaco ed è indispensabile per la nostra difesa nazionale civile. La situazione è quindi sempre stata chiara: se il servizio militare di base viene prolungato, bisogna sviluppare ulteriormente anche il servizio civile. Quest’estate il governo ha concordato, nell’ambito di una riforma del servizio militare e civile, la possibilità di prolungare su base volontaria e di comune accordo con l’istituto d’impiego il servizio civile di due mesi a partire dal 1° gennaio 2027. Dal 2028 entrerà inoltre in vigore la cosiddetta «garanzia del servizio militare»: se il numero delle persone che prestano servizio militare di base scende al di sotto di una soglia prestabilita, a partire dall’anno successivo il servizio civile verrà esteso obbligatoriamente da nove a undici mesi. A mio parere è tuttavia fondamentale che un servizio civile più lungo generi per il civilista anche un valore aggiunto. Per questo puntiamo su una migliore formazione e su qualifiche aggiuntive che possano servire anche sul mercato del lavoro.

Se la durata del servizio civile verrà prolungata, ci saranno abbastanza posti di impiego?

Sì. Il problema non è trovare un numero sufficiente di posti d’impiego, bensì un numero sufficiente di civilisti per i posti disponibili. Nel 2025 gli istituti in Austria hanno segnalato un fabbisogno di 16 591 civilisti, ma le persone effettivamente assegnate a un impiego sono state 14 884. La copertura del fabbisogno ha quindi raggiunto l’89,7 per cento. In Austria abbiamo circa 1500 istituti d’impiego riconosciuti che offrono circa 3 000 posti di impiego. La domanda di civilisti è particolarmente elevata negli ambiti del soccorso, dell’aiuto alle persone con disabilità, dell’assistenza sociale, della cura degli anziani e negli ospedali. Gli istituti hanno bisogno di aiuto, ragion per cui il prolungamento non porterà a una mancanza di impieghi per i civilisti.

Quali sono attualmente le principali sfide per il servizio civile in Austria?

Direi soprattutto lo sviluppo demografico: la crescente domanda si scontra con una diminuzione dell’offerta. Negli anni di nascita degli attuali civilisti si contavano ancora circa 34 000 ragazzi, mentre di recente il numero è sceso a circa 30 000. Parallelamente, a causa dell’invecchiamento della popolazione, cresce il fabbisogno nel settore sanitario, assistenziale e sociale. Se non interveniamo per contrastare questa tendenza, a partire dal 2040 potrebbero mancare circa 4000 civilisti all’anno. Dobbiamo quindi aumentare a lungo termine l’attrattiva del servizio civile e adeguarlo alle esigenze future. Ciò rafforza al contempo il settore sociale e sanitario, in quanto il servizio civile è un’importante fonte di reclutamento per questi ambiti e molti civilisti rimangono legati ai loro istituti anche in seguito, come volontari oppure con un impiego fisso.

Come si ripercuote a suo parere l’instabile situazione geopolitica sulle cifre del servizio civile?

Attualmente registriamo un interesse molto forte per il servizio civile. Nel 2025 hanno presentato una dichiarazione di servizio civile 15 825 giovani uomini (4,8 % in più rispetto all’anno precedente). Questa tendenza prosegue anche nel 2026. Al momento non è possibile affermare con certezza se e come la situazione geopolitica influisca sull’interesse per il servizio civile. Dopo l’entrata in vigore della riforma del servizio militare e civile verrà svolto uno studio scientifico per individuare i motivi che spingono i giovani a scegliere il servizio militare di base o il servizio civile. È tuttavia chiaro che in un mondo sempre più instabile abbiamo bisogno di entrambi – un esercito federale e un servizio civile forti. Entrambi contribuiscono alla sicurezza e alla resilienza dell’Austria.

Anche in Finlandia il servizio civile deve affrontare sfide importanti. Si discute in particolare su come integrare ancora maggiormente il servizio civile sostitutivo nella prevenzione delle crisi nazionali e nella gestione delle emergenze sociali. Ciò dimostra che anche la Finlandia è alla ricerca di risposte su come conciliare in modo duraturo i conflitti di coscienza individuali e le esigenze di sicurezza della società.

In Germania, con la sospensione dell’obbligo di leva è stato smantellato anche il servizio civile e introdotto il cosiddetto Servizio volontario federale (Bundesfreiwilligendienst, BFD), che oggi impiega circa 35 000 volontari all’anno di diverse età e sesso. Fra gli ambiti d’impiego si annoverano case di cura, ospedali e strutture per persone con disabilità, ma anche scuole, organizzazioni per l’ambiente, istituzioni culturali e protezione civile.

«Una società è forte quandole persone si assumono la responsabilità gli uni degli altri»

Karin Prien, ministra tedesca della formazione, della famiglia, degli anziani, delle donne e della gioventù: in che modo l’attuale Servizio volontario federale si differenzia dal precedente servizio civile?

La differenza fondamentale è questa: il Servizio volontario federale è facoltativo, mentre il precedente servizio civile era un servizio obbligatorio sostitutivo all’obbligo militare.

I servizi di volontariato a livello federale e regionale non sostituiscono quindi un servizio obbligatorio, ma rappresentano un impegno volontario a favore della società. La distinzione sta quindi nell’impiego volontario.

Anche riguardo alle attività ci sono delle differenze. Il Servizio volontario federale ha oggi ambiti di attività più vasti e spazia dal settore sociale alla cultura, dall’ambiente allo sport, fino alla protezione civile.

I servizi di volontariato sono riusciti a sostituire completamente le prestazioni dell’ex servizio civile? Dove si avverte un’assenza oggi?

Il servizio civile non esiste più dal 2011, e le nostre strutture si sono adeguate a questa situazione. Da allora, i servizi di volontariato forniscono un importante contributo in seno alle diverse strutture. Naturalmente non possono sostituire un impiego regolare, ma sono un elemento fondamentale, davvero apprezzato, di molti istituti. Le cifre parlano da sé: ogni anno sono circa 90 000 le persone occupate nei servizi di volontariato, in gran parte giovani, ma nel Servizio volontario federale vi sono anche molte persone più anziane che mettono a disposizione della nostra società un anno del loro tempo.

E poiché riteniamo che si tratti di un contributo importante per la nostra società e la nostra democrazia, intendiamo rafforzarlo ulteriormente. Abbiamo quindi aumentato in modo significativo i fondi destinati ai servizi di volontariato, creando così circa 3400 posti aggiuntivi nel Servizio volontario federale e quasi 14 000 posti supplementari nei cosiddetti Servizi volontari giovanili (Jugendfreiwilligendiensten).

Alla luce del dibattito sull’obbligo militare e sull’obbligo di prestare servizio: si sta valutando anche un servizio civile sostitutivo, nel caso in cui venisse ripristinato il servizio militare obbligatorio?

Vorrei dapprima precisare che finché l’obbligo generale di prestare servizio militare non verrà ripristinato, in Germania non esisterà nemmeno l’obbligo di prestare servizio civile. Fino ad allora, rimane tutto su base volontaria.

Tuttavia, alla luce del mutato contesto in materia di sicurezza, sarebbe imprudente non occuparsi delle questioni organizzative e giuridiche relative a un possibile servizio sostitutivo. Vogliamo essere preparati, ma naturalmente senza anticipare alcuna decisione politica. Bisogna soprattutto stare attenti a non creare doppioni a livello di burocrazia, è un nostro dovere se si vuole disporre di un’amministrazione moderna e snella.

Si è già pensato a come potrebbe essere impostato un eventuale nuovo servizio civile?

Stiamo avendo scambi molto costruttivi con le associazioni che in Germania offrono numerose opportunità di impiego. Vogliamo imparare dalle esperienze del precedente servizio civile e degli attuali servizi di volontariato in modo da poter offrire soluzioni valide.

Quale ruolo avrebbe il Servizio volontario federale in un simile scenario? Continuerà a esistere o verrà integrato in un nuovo sistema?

Nel nostro Paese dovrà sempre esserci la possibilità di impegnarsi a titolo volontario. Il Servizio volontario federale rimarrà quindi in ogni caso un pilastro autonomo e importante in questo ambito.

Un eventuale servizio civile sarebbe obbligatorio. Ci tengo comunque a ribadire che i servizi di volontariato non sono la stessa cosa e non dovrebbero essere messi sullo stesso piano.

Il nostro obiettivo è offrire un approccio globale che rafforzi l’impegno volontario e permetta di prepararsi a futuri cambiamenti in materia di politica di sicurezza.

Qual è per lei l’obiettivo principale?

Ritengo importante rafforzare e sostenere l’impegno volontario. I servizi di volontariato sono ben più di uno strumento di politica sociale: creano senso, trasmettono competenze e rafforzano la coesione sociale. Proprio in tempi di molteplici crisi, eventi meteorologici estremi e minacce ibride, si vede che la nostra società è particolarmente forte quando le persone si prendono cura le une delle altre.

Inoltre, le offerte devono essere concepite congiuntamente, soprattutto a livello di attuazione. Non ha senso elaborare parallelamente diverse offerte nel nostro Paese e mantenere per ciascuna di esse un’impostazione dispendiosa. Uno Stato moderno ha bisogno di strutture snelle e al passo con i tempi.

Gli sviluppi in Germania, Austria e Finlandia mostrano che il dibattito non riguarda più soltanto il servizio civile. Bisogna chiedersi piuttosto come impostare i sistemi relativi all’obbligo di prestare servizio in un mondo permeato da sempre maggiori incertezze e quale contributo possa e debba fornire il servizio civile in questo contesto.

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